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apr 01

L’Ue alla prova della compattezza sui dazi

Giovanni Maria Del Re. Bruxelles martedì 1 aprile 2025 - da www.avvenire.it

Domani entrano in vigore le tariffe annunciate dagli Stati Uniti. Uno scenario che inquiete le borse. E c’è il timore che alcuni Paesi avviino negoziati bilaterali con Trump

Una risposta «senza linee rosse». L’Ue è pronta al «giorno della Liberazione», domani, proclamato da Donald Trump. Ed è ormai chiaro che i dazi arriveranno, e questo per tutti i Paesi, come ha spiegato il presidente Usa. Tra Bruxelles e gli Stati membri, fa sapere un portavoce della Commissione Europea, «c’è un alto grado di convergenza su come agire, di fronte a quella che si preannuncia una settimana intensa». L’obiettivo è quella risposta «ferma, proporzionata, solida, ben calibrata e tempestiva» di cui da giorni parla la Commissione, con l’occhio al 14 aprile, quando sarà pubblicata la lista delle contromisure Ue. Il 7 aprile ci sarà una riunione straordinaria a Lussemburgo dei ministri dei Ventisette competenti per il commercio.

Bruxelles continua a insistere sul fronte del negoziato, da oggi al 4 aprile sarà a Washington la vicepresidente della Commissione Teresa Ribera, capo dell’Antitrust e di fatto numero due di Ursula von der Leyen. Pochi giorni fa però le autorità Usa hanno già detto al commissario al Commercio Maroš Šefcovic, in missione a Washington, che la Casa Bianca comunque farà entrare in vigore i dazi, poi semmai si potrà negoziare.

«Dico agli Stati Uniti - ha affermato il cancelliere tedesco Olaf Scholz - che l’obiettivo dell’Europa resta la cooperazione. Ma se gli Usa non ci lasciano scelta, l’Ue reagirà con una sola voce». «Una guerra commerciale crea solo perdenti» ha avvertito anche la presidente della Bce Christine Lagarde. Nelle sue previsioni, l’economia dell’Eurozona potrebbe subire una riduzione del Pil dello 0,3% e dello 0,5% in caso di risposta europea nel primo anno. Tuttavia, ha aggiunto, i dazi di Trump potrebbero avviare «una marcia verso l’indipendenza» dell’Ue. Certo è che i mercati su entrambi i lati dell’Atlantico sono inquieti: ieri le borse europee, sulla scia di Wall Street, erano tutte in calo e complessivamente hanno perso 245 miliardi di capitalizzazione, con Milano a -1,8%, Francoforte a -1,5%, Parigi e Madrid a -1,6% e Londra a -1,2%. Una situazione di alta incertezza, avverte il governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta, che «impone cautela nel percorso di diminuzione dei tassi».

L’Europa ha già ufficialmente annunciato un pacchetto da 26 miliardi di euro di contromisure su prodotti Usa in reazione ai dazi già in vigore sul fronte di acciaio e alluminio (25%) e sta ampliando la lista per rispondere a quelli, in vigore da domani, sulle auto e relativi pezzi di ricambio (anche questi al 25%). Bruxelles si aspetta adesso grosso modo la stessa cifra (si parla del 20-25%) anche per i dazi di «reciprocità» che scattano anch’essi domani. E che potrebbero colpire una vastissima gamma di prodotti. Da mesi i servizi della Commissione studiano contromisure dolorose per gli Usa e con minore impatto sull’Europa. Ieri fonti comunitarie citate da El Pais affermavano che «non ci sono linee rosse». Soprattutto, rimane sul tavolo il «bazooka»: il nuovo strumento anti-coercizione Ue entrato in vigore dal dicembre 2023, e invocato ieri da Parigi, che consente misure durissime anche sul fronte dei servizi, con la possibilità di colpire big Usa come Amazon, Apple, Paypal, frenare investimenti e bloccare licenze. Bruxelles ha però un timore: e cioè che i Ventisette possano dividersi. Mentre vari Stati, Parigi in primis, premono per la massima durezza, altri come anzitutto l’Italia insiste, per dirla con Giorgia Meloni, per «non agire d’impulso». La preoccupazione della Commissione è che alcuni cerchino di negoziare bilateralmente con Washington. Vincerebbe Trump.

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